ANGIOLILLO
I banditi sociali sono fuorilegge rurali ritenuti criminali dall'autorità statale, ma considerati eroi dalla società contadina. Questo differenzia i banditi sociali dai malviventi comuni, il banditismo sociale è un fenomeno che si verifica nelle società fondate sulla agricoltura cioè alimentato dai contadini senza terra e dai braccianti.
La figura ideale del bandito gentiluomo può essere riassunta così: il bandito è un gentiluomo, raddrizza i torti, prende dal ricco per dare al povero, ma non uccide se non per difendersi, la sua morte è causata da un tradimento, non è un nemico del re ma dei signori locali.
Alla luce di queste caratteristiche, possiamo dire che Angelo Duca fu un vero bandito gentiluomo e la sua figura ci richiama alla mente il più famoso e popolare bandito della storia: "Robin Hood".
Bisogna però ricordare che Angelo Duca è veramente esistito, fu realmente un uomo eccezionale per la fierezza, per il coraggio e per la generosità il romanzo che viene presentato si basa fu fatti storici.
Su San Gregorio Magno gravava l'afa di mezzogiorno, il paese sembrava deserto , quando invece delle grida squarciarono il pigro silenzio.
|
|
|
Un giovane pecoraio di nome Gianiaco, scendeva per la viuzza, faceva fatica a reggersi sulle gambe.
Si diresse verso la casa di Angelo Duca, il giovane veniva pagato da quest'ultimo per guardare il suo gregge; quando Angelo Duca vide Gianiaco mal ridotto, sfigurato dai lividi gli chiese cos'era successo.
Fu ridotto in quello stato dalla guardia campestre, per aver pascolato senza alcun diritto il suo gregge nei campi del marchese, in più furono uccise due pecore e una capra.
Tutto ciò fece infuriare il padrone dal momento che si trattava del suo gregge.
Successivamente Angelo Duca si recò sui campi da pascolo per rivendicare i suoi diritti.
Mentre si trovava sui bordi della strada campestre, che costeggiava la sua proprietà, vide sopraggiungere a cavallo la guardia campestre del marchese.
Dopo averlo fissato per un po', cominciò a parlare affermando che era giusto ridurre il giovane pecoraio in quello stato dal momento in cui pascolava il gregge nei campi del marchese senza autorizzazione, ma non aveva nessun diritto di uccidere tre bestie. Nel frattempo che la guardia campestre cercava di spiegare le sue ragioni, il cavallo stava cercando dell'erba da poter mangiare, annusò un cespo e ne stracciò una foglia.
|
Veloce come un lampo Angelo Duca tirò fuori la pistola, uccidendo il cavallo; tutto ciò soltanto per rivendicarsi dalla guardia campestre, in più obbligò il cavaliere a sparire dalla terra, quest'ultimo si incamminò dicendogli che se ne sarebbe pentito amaramente.
Il giorno seguente quattro cavalieri con l'uniforme dei gendarmi del Regno di Napoli si recavano a casa di Angelo Duca; bussarono più volte ma nessuno rispondeva.
I cavalieri attirarono l'attenzione sulla gente di San Gregorio, visto che capitava di rado che le autorità andassero fin sopra i paesi di montagna.
Il comandante della truppa si rivolse alla popolazione accusando Angelo Duca di essere un assassino per aver ucciso un cavallo e per aver minacciato la guardia campestre chi dava indizio alla giustizia veniva ricompensato altrimenti chi sapeva qualcosa e lo nascondesse veniva giudicato colpevole.
Ma il popolo tacque a tutto ciò.
Angelo Duca fu tradito da un giovane che con la promessa di aver lavorato presso il marchese rivelò che questi con i suoi genitori era nascosto in una capanna che si trovava sul Monte Moio.
Intanto in un angolo del mercato di Salerno in una nicchia fra due case uno scrivano aveva istallato il suo posto di lavoro, quando Angelo Duca si avvicinò e gli ordinò di scrivere.
|
|
|
|
|